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L’Ue: ‘TikTok viola le regole digitali, il design crea dipendenza’

di Redazione Medicina Oggi
07/02/2026
in Tecnologia
Tempo di lettura: 2 minuti
L’Ue: ‘TikTok viola le regole digitali, il design crea dipendenza’

A Bruxelles si apre un nuovo capitolo nella sfida per proteggere i minori nello spazio digitale. La Commissione europea ha notificato a TikTok le conclusioni preliminari di un’indagine aperta due anni fa che mette nel mirino il design dell’app perché crea dipendenza.
Secondo Palazzo Berlaymont, funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica e le notifiche push violano la legge sui servizi digitali, poiché portano all’uso compulsivo dell’app inducendo gli utenti, soprattutto giovani e persone vulnerabili, in una sorta di “pilota automatico” cognitivo. Se le contestazioni saranno confermate, il social di ByteDance rischia sanzioni pesantissime, fino al 6% del fatturato annuo. “La dipendenza dai social può avere effetti dannosi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti”, ha avvertito la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen.
Dura la replica di TikTok secondo cui le indagini descriverebbero la piattaforma “in modo completamente falso e privo di fondamento”. Il colosso di ByteDance ha promesso che adotterà “le misure necessarie per contestare queste conclusioni con ogni mezzo a disposizione”. Bruxelles ha contestato a TikTok di aver ignorato indicatori chiave dell’uso compulsivo dell’app, come il tempo trascorso dai giovani sul social di notte, e ha giudicato inefficaci i sistemi di protezione attuali: dal parental control, ritenuto troppo macchinoso, ai timer per l’uso dell’app che vengono ignorati con un clic.
La richiesta dell’Ue è netta: serve un intervento urgente sul design di base del servizio, ad esempio con le pause dallo schermo e la disattivazione delle principali funzionalità che creano. I dati, ha spiegato il portavoce della Commissione Thomas Reigner, mostrano che TikTok è “di gran lunga” la piattaforma più utilizzata dopo mezzanotte dai ragazzi tra i 13 e i 18 anni, con il 7% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni che trascorre dalle quattro alle cinque ore al giorno sulla piattaforma.
Quello di TikTok non è un caso isolato: un procedimento analogo è in corso nei confronti di Meta, per verificare se gli algoritmi di Instagram e Facebook alimentino l’effetto “tana del coniglio” per cui un utente, spinto dagli algoritmi, finisce per sprofondare in una spirale di contenuti a volte estremi, perdendo la cognizione del tempo. Questo nuovo capitolo risponde a una pressione sempre più forte degli Stati membri, che si stanno muovendo in ordine sparso per blindare la sicurezza dei più giovani. Ultima in ordine cronologico, Madrid che ha annunciato nei giorni scorsi un giro di vite sui social per gli under 16.
“Bene l’Europa che difende i nostri diritti, anche digitali”, è stato il plauso del capodelegazione del Pd al Pe, Nicola Zingaretti. La Commissione sta lavorando anche al Digital Fairness Act, la legge sull’equità digitale attesa entro l’anno per bandire definitivamente i cosiddetti “dark patterns”. Un’iniziativa che deve però superare il muro di lobbying eretto dalle Big Tech: secondo il rapporto “Addicted to the algorithm” del Corporate Europe Observatory, colossi come Meta, Google e TikTok hanno speso la cifra record di 151 milioni di euro l’anno per tentare di annacquare le norme europee.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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