“Di solito su questa sedia aspetto un ospite che non conosco, per un primo appuntamento. Oggi sarà diverso, perché questo non è un primo appuntamento e non c’è nemmeno un ospite. Stasera la sedia resterà vuota, perché accanto a me c’è lei, l’endometriosi, e ci siete voi e le domande che sono arrivate a centinaia dopo un contenuto andato virale in cui mostravo sul mio corpo gli effetti dell’endometriosi”. Giorgia Soleri inizia così la nuova puntata del podcast “Un’ora sola di vorrei”, in cui rivolge il microfono solo a se stessa, nel mese dedicato a questa malattia cronica.
“Un’ora sola con la mia endometriosi” è il titolo della puntata, che segue il video diventato virale pochi giorni fa su Instagram in cui, a chi le chiedeva se fosse ingrassata perché incinta, Soleri ha risposto mostrando quella che chiama “Endobelly”, la pancia da endometriosi. “Ho fatto 11 anni di visite non servite a nulla, poi ho cercato i sintomi online, cosa che dicono sempre di non fare, ma per me è stato lo strumento per dare un nome al mio dolore”, racconta, spiegando di essere nella media, perché il ritardo diagnostico è di circa 10 anni.
Quindi la diagnosi, avvenuta nel 2021. “Non è mai un momento di gioia, ma per me la diagnosi – racconta – è stato un grande momento di liberazione, tanto da farmi provare felicità dopo 11 anni di dolore, in cui mi si diceva che non era niente e che era solo nella mia testa. Ho potuto dire: avevo ragione io. Mi sono potuta riappropriare del mio dolore e riconquistare un rapporto di fiducia con il mio corpo e con gli specialisti che finalmente ho trovato”. Quindi il rapporto con il corpo che cambia e “che vivo male”, così come con l’aumento di peso “determinato dalle comorbidità” e i “tanti giudizi inappropriati”. “Mi manca avere il ciclo”, ammette spiegando che non lo ha da circa 6 anni per effetto di una delle tante terapie ormonali.
Di questa malattia, di cui il 28 marzo si celebra la giornata mondiale, conclude Soleri, “si parla poco e di quello che le orbita attorno ancora meno: del dispendio di energia e denaro che comporta, di quanto il dolore sia ancora sottovalutato e del fatto che già solo ottenere una diagnosi richiede anni di fatica. Ma siamo tante, e continueremo a fare di tutto per essere ascoltate”.
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