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Svelato il segreto del prurito, ecco perché non riusciamo a smettere di grattarci

di Redazione Medicina Oggi
23/02/2026
in Primo Piano, Salute, medicina e benessere
Tempo di lettura: 3 minuti
Svelato il segreto del prurito, ecco perché non riusciamo a smettere di grattarci

Svelato il segreto del prurito e il motivo per cui, grattandoci, proviamo sollievo e capiamo che è il momento di fermarci. La scoperta – che potrebbe aprire nuove speranze per alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie associate a prurito cronico come dermatite atopica, eczema o psoriasi al 70esimo Congresso annuale della Biophysical Society, in programma a San Francisco fino a mercoledì 25 febbraio.

Il ruolo inaspettato del Trpv4Lo studio, firmato da Roberta Gualdani e dai colleghi dell’università belga di Lovanio, dimostra il ruolo chiave e “inaspettato” giocato dal canale ionico Trpv4, una struttura proteica che attraversa la membrana delle cellule gestendo il ‘traffico’ di ioni dall’esterno all’interno, o viceversa. “Inizialmente – racconta Gualdani – stavamo studiando il Trpv4 nel contesto del dolore, ma invece di un fenotipo doloroso, è emerso molto chiaramente” come questo canale ionico fosse collegato a “un’alterazione del prurito, e in particolare del modo in cui viene regolato il comportamento di grattarsi”. Trpv4, descrivono gli scienziati, appartiene a una famiglia di canali ionici che agiscono come ‘porte molecolari’ anche nelle membrane dei neuroni sensoriali, permettendo agli ioni di fluire in risposta a stimoli fisici o chimici. Queste strutture aiutano il sistema nervoso a rilevare temperatura, pressione e stress tissutale. Il sospetto che Trpv4 partecipi alla meccanosensazione – ossia il processo biologico attraverso il quale le cellule percepiscono forze fisiche – non era nuovo, me il ruolo di questo canale nel prurito restava controverso. Per comprenderlo con precisione, il laboratorio di Gualdani ha progettato un modello di topo geneticamente modificato in modo da eliminare selettivamente il Trpv4 solo nei neuroni sensoriali. Un approccio che ha consentito ai ricercatori di bypassare il limite principale degli studi precedenti, in cui Trpv4 veniva rimosso da tutti i tessuti rendendo difficile individuare dove il canale agisse effettivamente.
Utilizzando un mix di strumenti genetici, imaging del calcio e test comportamentali, gli studiosi hanno chiarito che il Trpv4 neuronale è espresso nelle cellule nervose classicamente correlate al tatto, chiamate meccanorecettori Aβ a bassa soglia, così come in sottogruppi di neuroni sensoriali collegati alle vie del prurito e del dolore. Quando gli scienziati hanno indotto nei topi una condizione di prurito cronico simile a quello che caratterizza la dermatite atopica, hanno osservato “risultati sorprendenti”: i roditori privi di Trpv4 neuronale si grattavano meno spesso, ma ogni volta che lo facevano andavano avanti molto più a lungo del normale. I ricercatori hanno così dedotto che questo canale ionico ha una doppia funzione: nelle cellule della pelle il Trpv4 ‘accende’ la sensazione di prurito, mentre nei neuroni meccanosensoriali la ‘spegne’ lanciando un segnale di feedback negativo. Fa partire cioè un messaggio neurale per dire al midollo spinale e al cervello che ci siamo grattati a sufficienza, che è il momento di smettere. Senza Trpv4 neuronale questo segnale non viene inviato, non si prova sollievo e ci si continua a grattare.
Il possibile ruolo nella cura delle malattie
I risultati del lavoro suggeriscono che “il ruolo del Trpv4 nel prurito è più complesso di quanto si pensasse in precedenza. Mentre il canale nelle cellule cutanee sembra innescare le sensazioni di prurito, lo stesso canale nei neuroni sembra contribuire a regolarle e a limitarle”, riassumono gli autori. “Questo duplice ruolo – sottolineano – ha importanti implicazioni per lo sviluppo di farmaci”.
“Bloccare in modo generalizzato il Trpv4 potrebbe non essere la soluzione” per contrastare il prurito cronico associato a patologie, spiega Gualdani. “Le terapie future – prospetta la scienziata – potrebbero dover essere molto più mirate, forse agendo solo sulla pelle, senza interferire con i meccanismi neuronali che ci dicono quando smettere di grattarci”.”Il prurito cronico colpisce milioni di persone affette da condizioni come eczema, psoriasi e malattie renali, ma i trattamenti efficaci sono ancora limitati”, ricordano i ricercatori. “Comprendere i meccanismi precisi che regolano il prurito, incluso quello che dice quando smettere di grattarsi – concludono – potrebbe aprire nuove strade allo sviluppo terapeutico”.

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