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Home Primo Piano

Pediatra, ‘alunni non lucidi alle 8? Vero, modulare lezioni su ritmi circadiani’

di Redazione Medicina Oggi
24/03/2026
in Primo Piano, Salute, medicina e benessere
Tempo di lettura: 2 minuti

“Chapeau” ai cugini d’Oltralpe. Il pediatra Italo Farnetani si dice “perfettamente d’accordo” con la proposta che sta tenendo banco in Francia, dove la campanella che dà inizio alla giornata scolastica potrebbe non suonare più alle 8 del mattino. L’ipotesi di posticipare l’inizio delle lezioni alle 9 nelle scuole medie e superiori del Paese è il cuore di un appello pubblicato su ‘Le Monde’ e sostenuto dall’ex ministra dell’Istruzione francese Anne Genetet e dalla ricercatrice specializzata nello studio dei ritmi del sonno, Stéphanie Mazza. La motivazione di questa proposta è biologica: al mattino presto, sostengono i firmatari dell’appello, gli studenti non sono ancora abbastanza lucidi per apprendere le nozioni.

“Questa proposta – commenta il pediatra italiano all’Adnkronos Salute – non nasce da una scelta di lassismo educativo o di permissivismo, ma è frutto di studi su cui proprio la scuola psicopedagogica francese è sempre stata all’avanguardia, con esperti pionieri in questo campo come François Testu. Studi che hanno esplorato il cambiamento delle funzioni dell’organismo in base al ritmo sonno-veglia e agli orari della giornata. Proprio questi lavori hanno permesso di inquadrare con precisione i ritmi circadiani dell’organismo applicati agli orari scolastici e di rilevare che fino alle 10 il ragionamento degli alunni è condizionato dal rilassamento notturno”, cioè dalla coda di una fase “in cui tutto l’organismo va a ritmi ridotti attuando quello che oggi definiremmo ‘risparmio energetico’”. In particolare, seguendo l’analisi dei bioritmi, continua Farnetani, “si può dire gli studenti dalle 10.30 fino alle 13 sono perfettamente in forma per capire le spiegazioni, in quanto prevale la memoria a breve termine. Un altro dato interessante è che, successivamente, dalle 15 alle 17 prevale la memoria a lungo termine, cioè la capacità di fissare nella mente le nozioni che hanno capito al mattino. Dopo questa fascia oraria, la capacità di apprendimento si riduce progressivamente fino ad essere irrilevante dopo le 18”. La presa di posizione degli esperti francesi, che potrebbe influenzare e indirizzare la politica, conclude l’esperto, “come si vede si basa su questi studi che sono stati innovativi e hanno rappresentato una priorità a livello mondiale. Seguendo questa linea, una volta appurato che fino alle 10 del mattino i bambini e gli adolescenti non sono ancora completamente svegli e nel pieno delle loro funzioni, mi chiedo dunque che senso abbia fare compiti in classe, interrogazioni o proporre spiegazioni prima delle 10? Sono ovviamente consapevole del fatto che, andando i genitori a lavorare in genere entro le 9, questo creerebbe un vuoto e una difficoltà nell’accompagnare i ragazzi a scuola – ragiona l’esperto – Per questo, come propongo da tempo, l’ideale sarebbe intervenire modificando opportunamente la distribuzione della programmazione scolastica. Anche mantenendo l’ingresso alle 8, sarebbe dunque opportuno alle prime ore collocare le lezioni che richiedono una minor applicazione mentale. Particolarmente utile sarebbe per esempio prevedere in quella fascia oraria le ore di educazione fisica, per una sorta di ‘risveglio muscolare’. Oppure far eseguire disegni o ricerche bibliografiche. Alle 10 è poi importante lo spuntino di metà mattina, visto che 2 alunni su 3 o non fanno colazione a casa o la fanno in modo insufficiente. A questo punto, con l’organismo a pieno regime e l’energia introdotta con il cibo, gli studenti potranno affrontare la parte più attiva del processo mentale durante la mattinata. Sarà proprio dalle 11 alle 13 che potranno dare il meglio di sé nelle interrogazioni e nei compiti in classe, come anche nell’apprendimento delle spiegazioni su materie astratte quali filosofia, matematica, chimica, fisica, latino e greco”.

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