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Il battito radio dallo spazio profondo che non si ferma: otto giorni di impulsi senza spiegazione

di Redazione Medicina Oggi
25/03/2026
in Tecnologia
Tempo di lettura: 2 minuti
Il battito radio dallo spazio profondo che non si ferma: otto giorni di impulsi senza spiegazione

La ricerca astrofisica ha registrato un evento anomalo classificato nella categoria dei long-period transients (LPT), segnali radio caratterizzati da intervalli di emissione insolitamente estesi. L’impulso, rilevato dalle antenne del radiotelescopio Askap in Australia durante il progetto Evolutionary Map of the Universe (EMU), ha mostrato una periodicità di circa 36 minuti (precisamente 2.147,27 secondi), mantenendo un’attività costante per un arco di otto giorni. Denominato tecnicamente Askap J142431.2-612611, il fenomeno si distingue per una polarizzazione prossima al 100%, un dato che indica una regolarità strutturale estremamente rara nel panorama degli oggetti celesti compatti.

A differenza della maggior parte degli LPT catalogati finora, la sorgente di questo segnale non coincide con alcun oggetto rilevabile nelle altre regioni dello spettro elettromagnetico, come l’ultravioletto, l’infrarosso o il visibile. Seguendo la traiettoria dell’impulso, gli astronomi non hanno individuato stelle, galassie o resti di supernove che possano giustificare l’emissione. Sebbene oggetti densi come magnetar o nane bianche magnetiche siano teoricamente in grado di produrre picchi radio, la durata e la stabilità di questo specifico segnale non trovano riscontri nei modelli fisici noti, che solitamente prevedono impulsi della durata di millisecondi o pochi secondi.

Una delle ipotesi avanzate dai ricercatori suggerisce che l’origine possa risiedere in un sistema binario ospitante una nana bianca magnetica, sebbene tale configurazione implicherebbe un comportamento “estremamente atipico” per questa classe stellare. Non è ancora possibile stabilire se l’evento sia destinato a ripetersi o se si sia trattato di un’emissione isolata di plasma. La letteratura astronomica ha catalogato finora appena una dozzina di queste sorgenti; la difficoltà nel rilevarle risiede nella loro natura debole e nei cicli temporali molto lunghi, che le rendono facilmente confondibili con il rumore di fondo cosmico.

Nonostante l’obiettivo primario del progetto EMU sia la catalogazione di circa 70 milioni di sorgenti radio distanti, l’anomalia di Askap J1424 ha indotto gli scienziati a dedicare uno studio specifico al fenomeno. L’analisi di questi “piccoli picchi che emergono su una traccia altrimenti piatta dopo lunghi intervalli di silenzio” rappresenta una nuova frontiera per la comprensione degli oggetti estremi dell’universo.

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