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Il governo ancora contro le toghe, Mantovano ‘arruola’ la Cisl per il sì

di Redazione Medicina Oggi
08/03/2026
in Politica
Tempo di lettura: 3 minuti
Il governo ancora contro le toghe, Mantovano ‘arruola’ la Cisl per il sì

Prosegue la sfida muscolare a due settimane dal referendum sulla giustizia. Dopo l’affondo di Giorgia Meloni sul caso della famiglia nel bosco, le toghe restano al centro del mirino dell’esecutivo. Ed è il ministro dell’Interno a sferrare l’attacco, ancora una volta su una singola vicenda, quella dei Cpr in Albania. Alcuni “magistrati ideologizzati”, afferma Matteo Piantedosi, mettono a rischio il lavoro del governo sull’immigrazione. Affermazioni che suscitano l’ira del fronte avverso, mentre l’esecutivo sfodera un nuovo colpo e ‘arruola’ la Cisl nella campagna per il sì.

La mossa arriva all’incontro organizzato a Lecce dal comitato ‘Sì Riforma’. In prima fila siede la segretaria generale Daniela Fumarola ed è proprio Alfredo Mantovano a sottolineare la sua presenza. Nell’apertura del suo intervento, il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio – in campo da giorni nella battaglia referendaria – si rivolge direttamente alla sindacalista Cisl ringraziandola non solo per la sua partecipazione, ma anche per “coniugare forza, decisione e senso delle istituzioni”. Fumarola, a margine, puntualizza: “sono qui solo per ascoltare, non diamo indicazioni di voto”. Ma questo è già la sua seconda presenza a un evento per il sì, dopo quello alla Fondazione Einaudi. Dal palco pugliese, nel frattempo, il sottosegretario torna a difendere la riforma. “L’appartenenza correntizia – incalza – non sarà più la copertura assicurativa per negligenze e inadempienze” dei magistrati. Nuova punzecchiatura, che si aggiunge a quella diretta al fronte del no, accusato di usare “toni apocalittici” sull’appuntamento referendario. La crisi nel Golfo “forse contribuisce a ridimensionare una questione che è estremamente importante per le sorti dell’Italia, ma che non è la fine del mondo”, precisa Mantovano. Che richiama il cosiddetto ‘effetto guerra’ nella campagna referendaria.

Dalle parti del centrodestra, restano i timori sui possibili rischi dello spostamento dell’attenzione pubblica dai temi della giustizia, con un faro puntato sulla rimonta del ‘no’. I timori diventano malumori nelle file della Lega, che lamenta la scarsa presenza di Giorgia Meloni nella campagna. “Un suo intervento – è il ragionamento di un big del partito – è fondamentale, potrebbe fare la differenza”. Mentre cresce l’attesa per l’evento di FdI in programma il 12 marzo a Milano, dove potrebbe salire sul palco la premier, l’esecutivo prova a spingere sull’acceleratore con un presenza massiccia di ministri sui territori. Dalla Sicilia, Adolfo Urso auspica che “la maggioranza silenziosa degli italiani scenda in campo con il voto”. Antonio Tajani, invece, si collega con l’evento azzurro in Valle d’Aosta e ricorda l’importanza di un referendum “per ridare sacralità alla toga troppo spesso inzaccherata dagli interessi di partito”. E dall’evento leghista di Bologna, Piantedosi rimarca che dietro alla decisione di inviare migranti nei Cpr e in Albania, “c’è il lavoro di poliziotti e magistrati che hanno perseguito” queste persone. E questo rischia di “essere sovvertito da una posizione pregiudiziale di magistrati impegnati in appartenenze correntizie, che devono fare di questa partita una battaglia ideologica contro le politiche del governo”.

Parole che suscitano la controffensiva delle opposizioni impegnate per il no. “Quella di Piantedosi è un’affermazione sovvertitrice dell’ordinamento della Repubblica”, replica Angelo Bonelli di Avs. Le segretaria del Pd Elly Schlein, intento, chiede “uno sforzo in più” al partito in vista delle urne. E attacca: “la riforma è uno sfregio della Costituzione che altera l’equilibrio dei poteri”. Anche il leader M5S Giuseppe Conte si prepara allo sprint referendario. E Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana invita i fuorisede “a registrarsi come rappresentanti di lista”. Tutti e quattro i leader chiuderanno la campagna con i comitati del no a Roma il 18 marzo, mentre il Pd punta alla chiusura con Schlein a Milano il 20. Intanto, in Parlamento è pronto a nascere l’intergruppo per il referendum, con esponenti per il sì da vari schieramenti- Tra questi, Roberto Giachetti (Iv), Ettore Rosato (Az), Luigi Marattin, Federico Mollicone (FdI), Benedetto Della Vedova (+E) e Pina Picierno (Pd). 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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