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Sport, più rischi demenza da colpi ripetuti alla testa: lo studio sul cervello degli atleti

di Redazione Medicina Oggi
28/01/2026
in Primo Piano, Salute, medicina e benessere
Tempo di lettura: 2 minuti
Sport, più rischi demenza da colpi ripetuti alla testa: lo studio sul cervello degli atleti

Essere esposti a ripetuti colpi alla testa, come accade agli atleti che praticano sport di contatto, può aumentare il rischio di sviluppare demenza. E’ l’alert lanciato da un nuovo studio, il più grande di questo genere, condotto dal Cte Center della Boston University, struttura che si occupa di ricerca sull’encefalopatia traumatica cronica (Cte), malattia neurodegenerativa causata da traumi cranici ripetuti. Secondo gli autori, la Cte dovrebbe essere riconosciuta come una nuova causa di demenza.

Lo studio
La ricerca, pubblicata online sulla rivista ‘Alzheimer’s & Dementia’, si basa sull’analisi dei dati di 614 donatori di cervello esposti a ripetuti impatti alla testa. I ricercatori ne hanno isolati 366 affetti da sola Cte (in assenza di altre patologie cerebrali progressive) rispetto a 248 senza Cte. Dal lavoro è emerso che chi presentava la forma più avanzata di Cte aveva una probabilità 4 volte maggiore di sviluppare demenza.

Questa probabilità quadruplicata è simile alla forza della relazione tra demenza e patologia avanzata del morbo di Alzheimer, che è la principale causa di demenza. Lo studio “fornisce la prova di una solida associazione tra Cte e demenza, nonché sintomi cognitivi, avvalorando i nostri sospetti che sia una possibile causa di demenza”, evidenzia l’autore senior e corrispondente Michael Alosco, professore associato di neurologia alla Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine e co-direttore della ricerca clinica nel Cte Center dell’ateneo Usa. “Affermare che i sintomi cognitivi e la demenza sono conseguenze dell’encefalopatia traumatica cronica ci avvicina alla possibilità di rilevare e diagnosticare accuratamente la Cte durante la vita, un obiettivo urgentemente necessario”.
Demenza, morbo di Alzheimer e Cte
La demenza è una sindrome clinica che si riferisce a compromissioni del pensiero e della memoria, oltre a difficoltà nello svolgimento di attività quotidiane come la guida e la gestione delle finanze. Il morbo di Alzheimer ne è la causa principale, ma esistono diverse altre malattie cerebrali progressive elencate come cause di demenza, collettivamente denominate demenze correlate all’Alzheimer (Adrd). Con questo nuovo studio, gli autori sostengono che anche la Cte dovrebbe ora essere formalmente considerata una Adrd

.

Lo studio rivela inoltre che la demenza dovuta a Cte viene spesso diagnosticata erroneamente durante la vita come malattia di Alzheimer, o non viene diagnosticata affatto. Tra coloro che hanno ricevuto una diagnosi di demenza durante la vita, al 40% è stata comunicata la malattia di Alzheimer, nonostante l’autopsia non ne avesse poi evidenziato alcuna prova. A un ulteriore 38% è stato detto che le cause della demenza del proprio caro erano “sconosciute” o non potevano essere specificate.

Lo studio ha affrontato il punto di vista controverso espresso da alcuni medici e ricercatori, secondo cui la Cte non presenta sintomi clinici. Ancora nel 2022, medici e ricercatori affiliati al Concussion in Sport Group meeting, finanziato da organizzazioni sportive professionistiche internazionali, hanno affermato: “Non è noto se la Cte causi specifici problemi neurologici o psichiatrici”. “C’è un punto di vista secondo cui è una malattia cerebrale benigna; questo è l’opposto dell’esperienza della maggior parte dei pazienti e delle famiglie”, ha affermato Alosco. “I dati di questo studio dimostrano che la Cte ha un impatto significativo sulla vita delle persone, e ora dobbiamo accelerare gli sforzi per distinguere la Cte dal morbo di Alzheimer e da altre cause di demenza durante la vita”.

Come previsto, lo studio non ha trovato associazioni con la demenza o con la cognizione per la Cte di basso stadio. Gli autori sottolineano che per convalidare i loro risultati sono necessari studi prospettici con valutazioni oggettive e controlli di pari età.

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